Questa Gemmano dalla memoria corta: “Non possiamo più tenere i profughi, troppe tensioni sociali”

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index profughionI primi giorni di Maggio del 2011 a Rimini arrivarono i primi profughi in fuga dalla guerra libica. Erano un gruppo di circa 140 quelli che vennero accolti nel territorio della Provincia di Rimini.
I profughi, che a rischio della vita avevano attraversato il Mediterraneo, provenivano dal Bangladesh, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Ghana, Mali, Nigeria, Palestina, Somalia, Togo e Tunisia e venti di questi a Settembre del 2011 furono ospitati nel Castello di Onferno.

Ricordo bene come allora veniva sottolineata, soprattutto da parte dei rappresentanti delle Istituzioni, la proverbiale ospitalità delle genti romagnole, dove i profughi avrebbero sicuramente avuto modo di integrarsi.

Titolo articolo Corriere di Romagna 28/11/2014

Titolo articolo Corriere di Romagna 28/11/2014

Il massimo risalto, a questa “operazione accoglienza” lo diede la Provincia di Rimini il 20 Ottobre,
nella sala multimediale via Castello di Onferno, con una iniziativa che la stessa definì un’originale occasione di confronto sulla tematica dell’accoglienza territoriale dei profughi provenienti dalla Libia, ma anche di intrattenimento e incontro tra i profughi, le Istituzioni, le comunità del territorio provinciale insieme a realtà associative e cooperative.
Alla iniziativa i politici ed Amministratori di allora non mancavano di certo, lo ricordo bene perché c’ero anch’io, erano presenti: Teresa Marzocchi Assessore Promozione delle politiche sociali e di integrazione per l’immigrazione, i rappresentanti della Protezione Civile Regionale e Provinciale, l’ allora padrona di casa Edda Negri, l’ assessore della Provincia di Rimini Galasso, gli amministratori locali e i soggetti che stavano gestendo l’accoglienza.

Titolo articolo Resto del Calino Rimini 28/11/2014

Titolo articolo Resto del Calino Rimini 28/11/2014

Tra le tante parole degli intervenuti le più ripetute ed amplificate : solidarietà, integrazione, accoglienza, incontro fra culture diverse , fratellanza, amore , emergenza e sistema per affrontarla,
poi con i tanti ringraziamenti dei profughi alla comunità gemmanese, durante i loro impacciati interventi per raccontare le loro tragiche storie.

Poi tutti alla cena, preparata dalla cooperativa Terre Solidali nella Locanda del Castello, ma pagata dalla Provincia. Mangiammo tutti assieme ai profughi, con tanto di accompagnamento musicale, loro mussulmani con il cus cus vegetariano e noi di tutto ( persino la zuppa di fagioli con le cotiche).

La locandina della cena per la comunità gemmanese nella Sala Pillitteri

La locandina della cena per la comunità gemmanese nella Sala Pillitteri

Ad onor del vero all’incontro presenti tante autorità ma quasi nessun gemmanese tanto e vero che molto intelligentemente la Cooperativa Terre Solidali organizzò per il 16 Dicembre una serata con cena conviviale nella Sala Comunale Pillitteri per presentare i 20 cingalesi alla nostra comunità.

Vennero un po tutti dalla Proloco, ai giovani e agli anziani…eravamo vicini al Natale e si sa che
che a Natale …siamo tutti più buoni ed anche un cingalese può diventare tuo fratello.

Ora sono a chiedermi ma cosa è cambiato da allora per spingere un Sindaco come Santi a partorire un odg che capovolge completamente quanto attestato in passato? Si ripara dietro lo scudo del voto consigliare bipartisan, anche se sappiamo tutti che è facile ottenere l’ unanimità in un Consiglio che praticamente lui dirige da solo.

Poteva benissimo avviare un processo di dialogo con le autorità ministeriali per spostare i profughi , senza arrivare a questi estremi che difficilmente persone più riflessive possono condividere. Poteva chiedere una proroga della firma della concessione sino a quando si sarebbe trovata un altra allocazione o quanto meno poteva ricercare nell’ambito dell’ Unione altre soluzioni cose che non ha fatto o non ha voluto fare. Una mossa e una caduta di stile che da lui non mi aspettavo, se non altro per la sua precedente storia politica e sindacale , no! veramente questa volta Santi ci ha delusi.

Carlo Morigi

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