Alla sala ‘Lavatoio’ di Morciano alle ore 10,00 di venerdì 27 gennaio, in occasione della ‘Giornata della Memoria’, gli insegnanti dell’’Istituto “Broccoli” di Morciano di Romagna propongono agli studenti ed alla cittadinanza un insolito ‘viaggio musicale’ nella storia della musica ebraica.

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logo memoriaanomeVenerdì 27 gennaio si celebrerà la ‘Giornata della Memoria’, istituita dal governo italiano nel 2000 al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Il 27 gennaio del 1945 veniva liberato dall’esercito russo il campo di sterminio di “Auschwitz-Birkenau”, il campo divenuto simbolo della Shoah dove trovarono la morte oltre un milione e mezzo di ebrei di tutta Europa, mentre oltre sei milioni furono in generale gli ebrei uccisi in tutti i campi di sterminio nazisti in Germania, Austria e Polonia.

Un disegno della musicista Alice Herz-Sommer nel campo di sterminio di Terezin. dal Web

Un disegno della musicista Alice Herz-Sommer nel campo di sterminio di Terezin. dal Web

Quest’anno gli insegnanti delle classi terze medie dell’Istituto “Broccoli” di Morciano di Romagna, con il collega di musica Prof. Giovannino Naselli e i colleghi dell’indirizzo musicale, proporranno un momento un po’ diverso dal solito, che si svolgerà alla sala ‘Lavatoio’ di Morciano alle ore 10,00 di venerdì 27 gennaio.
Si è pensato di proporre agli studenti una sorta di ‘viaggio musicale’ nella storia della musica ebraica e in particolare della musica Klezmer, termine che viene dalla fusione di due parole ebraiche: kley e zemer, letteralmente suonatore ambulante. Si tratta della musica popolare ebraica dell’Europa dell’est, una musica itinerante legata alla vita ebraica e che veniva eseguita in occasione di matrimoni, nascite, feste e riti e segnava in generale il ritmo dell’esistenza delle comunità ebraiche.
I brani verranno eseguiti dai docenti dell’indirizzo musicale (Prof. Filippo Dionigi al sax e clarinetto, Prof.ssa Federica Gemini al flauto, Prof.ssa Caterina Benedetti alla chitarra e Prof.ssa Patrizia Venturini al pianoforte) assieme ai propri allievi e dagli alunni delle classi terze selezionati e diretti dal Prof. Naselli. Solo per citarne alcuni, verranno eseguiti Klezmer’s freilach, Kinder yorn, Shtetele belz, Lomir Zich Iberbeten, Shir hanoded, oltre a brani tratti dalle colonne sonore di famosi film aventi ad oggetto la Shoah, e cioè “Schindler’s list” e “La vita è bella” e a due ‘classici’ della tradizione partigiana, “Bella ciao” e “Fischia il vento”.

Un orchestrina di deportati nel campo di concentramento di Theresienstadt (oggi Terezin)

Un orchestrina di deportati nel campo di concentramento di Theresienstadt (oggi Terezin)

Potrà sembrare strano, ma anche dentro i campi di sterminio e di concentramento non c’era solo silenzio, il lamento dei prigionieri o le grida delle guardie. C’era tanta musica, di ogni genere, classica, da ballo, jazz, inni, canzonette, cabaret; nei lager addirittura si componeva musica, sono stati ritrovati brani musicali scritti su sacchi di juta o su fogli di carta igienica, a volte i brani erano salvati da guardie complici, altri si sono conservati solo nella memoria dei sopravvissuti. Ad Auschwitz c’erano sei orchestre, di cui una femminile, e persino un’orchestrina jazz; a Birkenau un’orchestrina accoglieva i convogli destinati alle camere a gas, suonando la musica nazionale di chi arrivava: era una strategia psicologica per nascondere quanto sarebbe successo dopo.
Al termine delle musiche, la responsabile della biblioteca comunale di Morciano Antonietta Agnoletti, leggerà brani tratti da libri e testimonianze di coloro che hanno vissuto il dramma della Shoah in prima persona e verrà data visione della testimonianza di una sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, Liliana Segre, che all’epoca della deportazione aveva l’età dei ragazzi di terza media, 13 anni, e che è ancora vivente; una nonna di 87 anni che ancora oggi continua ad andare nelle scuole a raccontare la sua tragica storia di deportata ebrea che è riuscita a salvarsi perché lavorava come operaia-schiava in una fabbrica vicino al campo di sterminio che per fortuna era coperta e che deve la sua salvezza al fatto di avere sempre creduto nella vita e nella possibilità di salvarsi da quell’inferno.

Fonte : Fabio Galli (Uff. staff del Sindaco)

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