Con la 3° Parte si conclude il contributo rievocativo di Paolo Zaghini sulla offensiva della Linea Gotica con particolare riferimento alle “battaglie nel riminese”.

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rifugioStoria e Cultura: Con la terza ed ultima parte si conclude il prezioso contributo rievocativo di Paolo Zaghini sulla offensiva della Linea Gotica con particolare riferimento alle “battaglie nel riminese”. Nella terza parte: Breve ricostruzione cronologica degli eventi militari del settembre 1944 ed i casi di stragi ed episodi più clamorosi avvenuti nel riminese.

arco1Lo sfondamento della Linea Gotica, la principale struttura difensiva organizzata dalle truppe germaniche per contrastare l’avanzata degli alleati nella pianura Padana, avvenne a partire dal 25 agosto 1944 nella marchigiana vallata del Metauro.
L’avanzata dell’8.a Armata inglese raggiunse i confini con la Romagna e la provincia di Rimini sul versante di sinistra del fiume Foglia, precisamente a Montegridolfo, nella notte tra il 30 ed il 31 agosto. I primi comuni riminesi investiti dai bombardamenti a tappeto e dai combattimenti a diretto contatto tra i due eserciti dopo Montegridolfo furono Saludecio e Mondaino.
In questi territori i civili non ebbero tempo per potersi nascondere nei pochi rifugi a disposizione, scavati approssimativamente nelle settimane precedenti l’arrivo dei combattimenti. Le strutture abitative qui ebbero un discreto grado di danneggiamento.
Nei successivi giorni il fronte di guerra avanzò piuttosto velocemente nella parte più vicina alla costa, arrivando tra il 2 ed il 3 settembre a ridosso di Riccione. Più all’interno nella stessa notte le avanguardie alleate oltrepassarono il fiume Conca a Morciano di Romagna per poi liberare San Clemente nel pomeriggio del 3 settembre.
In questi giorni di rapida avanzata i disagi maggiori per la popolazione furono prodotti dagli scontri a fuoco diretti nell’area accennata e dai forti bombardamenti sulle seconde linee difensive tedesche in preparazione delle successive operazioni.
A partire dal pomeriggio del 3 settembre la spinta delle operazioni militari si infranse contro tre nuove linee difensive tedesche: la prima che andava dalle colline tra Riccione e Misano Adriatico a San Clemente alla sinistra del Conca; la seconda che correva sul crinale tra Coriano e Croce di Montecolombo; la terza che faceva perno sul colle di Gemmano per bloccare la strada di fondovalle del Conca.

imageBDgurkaIn quest’area bombardamenti, da cielo mare e terra, e combattimenti diretti e con mezzi corazzati durarono per oltre due settimane: tra il 6 ed il 10 settembre, a monte, Croce di Montecolombo e, a mare, la periferia ovest di Riccione furono ripetutamente contese dai due eserciti; Montecolombo e la sua frazione di San Savino, Passano ed il capoluogo di Coriano vennero liberati solo il 14 settembre, dopo combattimenti casa per casa e incessanti bombardamenti che distrussero in particolare l’abitato di Coriano; il giorno successivo venne liberato Gemmano, il borgo che già allora venne definito “la Cassino dell’Adriatico” per l’altissimo grado di distruzioni sofferto (praticamente il 100% del patrimonio edilizio del capoluogo municipale e poco meno nelle frazioni); i combattimenti lasciarono i territori comunali di Montescudo e Coriano tra il 17 ed il 18 settembre.
Due settimane di durissimo confronto tra le truppe e di bombardamenti di ogni tipo produssero immani devastazioni alle infrastrutture e ai centri abitati, interamente abbandonati dalla popolazione costretta a sopravvivere nei rifugi o sfollata nella Repubblica di San Marino (complessivamente quasi 100.000 cittadini italiani trovarono rifugio nella vicina Repubblica). La mancanza di cibo e acqua, le precarie condizioni igieniche, oltre ai pericoli costanti dovuti a scoppio di bombe, mitragliamenti e combattimenti ravvicinati, portarono morte, ferimenti e malattie ai cittadini di tutta quest’area.

gemmanochiesaDal 18 settembre il fronte militare coinvolse a mare della Repubblica di San Marino la vallata dell’Ausa e le colline alle spalle di Rimini; a monte la media vallata del Marecchia e Verucchio. Rimini e Verucchio vennero liberate solo il 21, dopo una nuova battuta d’arresto dell’avanzata alleata proprio lungo la nuova linea difensiva tedesca, l’ultima prima dell’inizio della pianura.
Il successivo svolgersi delle operazioni militari conobbe un rallentamento dovuto alle difficoltà di oltrepassare il fiume Marecchia e gli altri corsi d’acqua, oltre alla resistenza tedesca nei centri abitati di Santarcangelo e Bellaria, liberati rispettivamente il 23 ed il 27 settembre con l’apporto decisivo delle locali formazioni partigiane.
In questa ultima fase degli scontri a soffrire maggiormente fu la popolazione della periferia di Rimini, la residente e quella sfollata dalla città, praticamente del tutto spopolata a causa delle distruzioni sofferte in circa un anno di quasi quotidiani bombardamenti. Anche sul colle di Covignano la popolazione dovette nascondersi in rifugi di fortuna, pericolosi e malsani, spesso esposti al lancio di bombe e agli scontri militari diretti. A poche ore dalla liberazione di Verucchio i soldati tedeschi in ritirata uccisero 9 civili, in parte durante un rastrellamento e in parte per ritorsione.
Come era successo nella prima fase della battaglia per lo sfondamento della Linea Gotica, sul versante opposto della provincia, anche nella zona più a nord gli effetti distruttivi delle operazioni militari furono più contenuti rispetto l’area centrale, tuttavia anche nei centri della pianura oltre Rimini ci furono morti a causa della guerra e ingenti distruzioni del patrimonio edilizio ed infrastrutturale (in particolare le ferrovie e le strade) oltre che degli insediamenti produttivi.

Il lungo, terribile, anno che va dall’8 settembre 1943 al settembre 1944 è segnato per le popolazioni del riminese dal lavoro coatto dei civili imposto dai tedeschi dell’organizzazione Todt per la costruzione delle loro difese, dal sequestro continuo di cibo e bestie nelle campagne, dalle pesanti condizioni di vita dei catturati civili nel corso dei numerosi rastrellamenti effettuati sul territorio.
A parte i terribili effetti dei bombardamenti sofferti dalla città di Rimini a partire dall’1 novembre 1943, con decine di civili morti o feriti registrati, i casi di uccisioni di interi gruppi di persone per cause belliche sono concentrati soprattutto nella parte centrale della provincia.
Se infatti ogni territorio ha sofferto la perdita di civili (compresa la Repubblica di San Marino, ad esempio per i bombardamenti aerei del giugno 1944), nei comuni di Gemmano, San Clemente, Montecolombo, Montescudo, Coriano, Verucchio, si registrarono perdite ingenti direttamente durante il passaggio del fronte di guerra ed anche dopo, per le ferite e per le malattie come il tifo, contratto nei ricoveri di fortuna a San Marino come nei rifugi sotterranei in diverse zone tra il riminese e la Valconca (perfino nelle umide grotte tufacee di Onferno di Gemmano)

imagespannellogemmanoAlcuni elenchi contenuti in pubblicazioni locali danno conto di ingenti quantità di vittime civili per rastrellamenti e fucilazioni, bombardamenti e combattimenti tra soldati, ferite contratte per le stesse cause, gravi malattie ed epidemie dovute ad eventi riconducibili alla guerra: 23 a San Clemente; 69 a Riccione; 48 nel comune di Montecolombo; 180 a Coriano. Negli ultimi due casi la percentuale dei caduti per i bombardamenti e gli effetti dei combattimenti vicini ai rifugi raggiungeva il 2% della popolazione registrata nell’ultimo censimento prebellico, una percentuale che andrebbe aumentata considerando che una parte consistente di residenti durante le settimane del passaggio del fronte era sfollata nella Repubblica di San Marino.
Casi clamorosi sono stati quelli successi dentro ed attorno al rifugio de “Le Saline”, in Comune di Coriano, dove tra il 4 ed il 15 settembre a causa di bombardamenti e mitragliamenti perirono 34 civili, 15 solo nella tragica giornata del 10, uccisi da bombe aeree cadute sull’ingresso del rifugio. Altri nuclei familiari furono distrutti sempre a Coriano dall’incendio di case e altri rifugi di fortuna; il 12 settembre successe ai Grossi (7 deceduti), ai Ghinelli (4 deceduti più 3 feriti gravi), ai Tamburini (3 deceduti). A Taverna di Montecolombo il 9 settembre per bombardamento fu colpita una famiglia di 3 persone. A Verucchio il 21 settembre in poche ore i tedeschi spararono a 3 civili durante un rastrellamento e ne fucilarono altri 6.

Gemmano- Portale della Chiesa
Prima del passaggio del fronte di guerra furono diversi i civili uccisi o feriti gravemente durante i rastrellamenti delle truppe germaniche e dei militi della RSI, compresi alcuni renitenti alla leva come i corianesi Vittorio Giovagnoli e Libero Pedrelli. Presso la canonica di Farneto di Gemmano il 7 settembre, nei giorni dell’attacco al capoluogo del comune, il parroco don Antonio Marcaccini salvò la vita a 6 civili che stavano per essere fucilati per rappresaglia.
I danni subiti dagli edifici furono spaventosi, soprattutto nei ricordati comuni di Gemmano, Montecolombo, Montescudo e Coriano, ed anche, seppur in misura minore, di Saludecio, San Clemente, Riccione. Se a Rimini il 75% delle abitazioni vennero distrutte o gravemente colpite (motivo per il quale la città ebbe la Medaglia d’Oro al Valore Civile), ad esempio a MontecolomboMontecolombo l’82,5% delle case di tutto il territorio municipale furono classificate come “crollate” o “gravemente danneggiate”, in particolare a Croce e San Savino. Nei vicini comuni di Gemmano, Montescudo e Coriano queste percentuali erano sicuramente attestate sulle medesime quantità; qui risultarono abitati interi distrutti, i capoluoghi come le frazioni di Trarivi, Passano, San Patrignano, Mulazzano e Cerasolo. Fortemente danneggiati Castelleale di San Clemente, Scacciano di Misano Adriatico, San Lorenzo in Strada di Riccione.
ingles419Colpite in maniera grave diverse località del comune di Rimini: a sud San Lorenzo in Correggiano, Miramare e l’area attorno l’aeroporto; nella periferia della città San Fortunato e tutto il colle di Covignano; a nord le Celle e Viserba.
Fortemente danneggiate le infrastrutture e le reti di comunicazione, le viarie quasi ovunque, le ferroviarie (verso nord, sud e l’interno, cioè per San Marino e Mercatino Marecchia), le portuali a Rimini, Riccione, Cattolica e Bellaria. Distrutti diversi ponti, sul fiume Conca e Marecchia, sui torrenti Marano e Ausa, nei porti-canale.

Paolo Zaghini
Presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea della Provincia di Rimini

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